martedì, 09 maggio 2006
Certo un attimo soltanto
La strada era bagnata. Viscida e pericolosa, ma non potevo certo pensare che la macchina reagisse così ad una frenata leggera. Per quasi un centinaio di metri non si è fermata e ho rischiato di finire nell’altra carreggiata.
Il fatto è che in quel momento, mentre la macchina non si fermava, per un attimo, certo un attimo soltanto, ho sperato che non si fermasse mai.
(Emanuele Kraushaar, Tic, Atì Editore 2005)
domenica, 07 maggio 2006
Portami al mare
Mi muovo di rado da Roma. L’estate anche se fa caldo me la cavo, tra una granita al limone e una cedrata. E poi quest’anno ho comprato il condizionatore e lo metto sempre al massimo. Di solito mi alzo sul presto e faccio una passeggiata a Villa Pamphili, che non è lontana da casa mia. Poi mi guardo qualche programma alla televisione. E più sono stupidi e più tempo li sto a guardare. Sono uno che piace e ogni tanto mi telefona qualche ragazza e così la invito a casa, le offro da bere e me la porto a letto. Spesso dopo aver fatto l’amore qualcuna mi dice: “Portami al mare”. Io la accompagno delicatamente verso la porta e la spingo fuori con un sorriso di commiato che significa: “Non mi chiamare, tanto domani o dopodomani o fra tre giorni me ne trovo un’altra”. Giovedì mi è capitata una che non mi ha chiesto niente e così ho pensato di richiamarla sabato. E’ stata puntuale e me la sono proprio divertita. Di nuovo non ha avuto pretese di gite fuori porta. Credo che la chiamerò di nuovo la prossima settimana. D’altronde l’ho detto che mi muovo di rado da Roma.
(Emanueke Kraushaar, Tic, Atì Editore, 2005)
domenica, 26 marzo 2006
5 APRILE 2006 - ore 21.30
TIC & JAZZ
all'Angelo Mai
(via degli Zingari 13)
Jazz-reading da Tic di Emanuele Kraushaar (Atì Editore)
note: Ivan Vicari
voce: Massimo Onesti
www.emanuelek.it
domenica, 15 gennaio 2006
Thomas L.
Thomas L. è il mio più grande amico e per questo vado all’Aurelia Hospital a trovarlo e mi si spezza il cuore a vederlo su una sedia con le ruote lui invece allarga la bocca e sembra una maschera da commedia greca Thomas L. è sempre stato un grande sono da sempre suo amico sempre nel senso dalla prima volta che l’ho visto quella volta al mare che c’erano i cavalloni ed era pieno di bagnanti che schiamazzavano in acqua lui ecco sì mi sembra ieri ce l’ho quasi davanti agli occhi lui si leggeva un libro in santa pace di colpo si è alzato e ha incominciato a gridare verso i bagnanti che gli rompevano l’anima con tutte quelle urla da oche schiamazzanti e così ha detto più o meno come fate ad eccitarvi per quattro onde perchè non ve le godete dalla spiaggia perché perché siete così idioti un tipo enorme gli si è buttato addosso schizzando l’acqua sul suo libro e gli ha detto a chi dici idiota ecco lì Thomas L. mi è sembrato un eroe della tranquillità da spiaggia la stessa tranquillità che cercavo io che me ne stavo sdraiato accanto alla mia ragazza così anche lei ha sorriso quando Thomas L. ha mollato un gancio sul pancione del tipo e poi quello non si è rialzato è come sprofondato nella sabbia e la gente spaventata usciva dall’acqua e poi ha smesso di far casino e io mi sono avvicinato a Thomas L. e lì ci siamo presentati mentre un bagnino cercava di far rialzare quello che aveva preso il ko perché poi Thomas L. era alto e robusto e con le mani spaccava anche le noci più dure e poi era chiaro che avrebbe spaccato anche la vita se la vita stessa non avesse inchiodato lui a quella sedia mentre gli sono davanti nella stanza d’ospedale e mi sorride dannazione lui inchiodato sorride a me che sono sembro accidenti libero ecco che mi viene in mente quella serata all’Isola del Liri quel paesino dalle parti di Frosinone una serata dedicata alla musica jazz anzi una settimana o forse più sul modello di Umbria Jazz e noi prima eravamo stati a Frosinone ed io mi ero ricordato di quel racconto di Tommaso Landolfi che ironizzava su Frosinone e intanto mi era guizzato nella mente che Thomas L. aveva le stesse iniziali di Tommaso Landolfi e così forse ad un certo punto avevo pure sorriso abbiamo poi chiesto a dei ragazzi dove era la piazza principale della città e loro ci avevano detto uno dei due l’altro rideva che non c’erano piazze principali ma solo piazze da quattro soldi e allora accidenti a noi siamo finiti credo nella più brutta delle piazze da quattro soldi perché sì quella piazza era veramente uno schifo ma comunque niente da fare ci siamo presi un panino in un bar e poi subito siamo scappati da quella specie di paese monco e siamo andati all’Isola del Liri che è un posto assurdo che mi ha sorpreso e pure Thomas L. sembrava contento di stare lì lui che aveva girato il mondo in lungo e in largo e spesso mi arrivavano cartoline sue dal Canada o dalla Thailandia e a proposito quando ci fu lo tsunami pensavo che il mare si fosse inghiottito pure lui dato che non riuscivo a sentirlo al telefono e quella volta mi era venuta la paura che fosse morto e mi era preso un vuoto incredibile e adesso quello me lo ritrovo su una sedia a rotelle e mi risorprende quel vuoto che stacca mani e belle intenzioni perché la vita è fatta così a volte è una lama che ti taglia in due all’improvviso e non ti lascia scampo comunque quella serata fu memorabile perché doveva suonare un gruppo incredibile di avanguardia jazz i Piramide Capovolta si chiamavano e gli davano giù con le loro trombe quei ragazzi e il sassofonista era un giapponese che prima si era bevuto una birra con noi e c’aveva una specie di tic all’occhio sinistro che ogni tanto chiudeva di colpo e lo teneva chiuso per qualche secondo e faceva ridere ma Thomas L. quando parlava di musica diventava serio e sembrava che parlasse di cose che lo riguardavano in prima persona anche se ma non potrei giurarlo non aveva mai messo le mani su uno strumento e poi mentre i Piramide Capovolta suonavano ogni tanto diceva roba da non credere oppure fanno male questi ragazzi e poi faceva una smorfia di godimento o di sofferenza vallo a capire quello cosa gli passava per la testa in quel momento e adesso mi sta lì davanti con quel sorriso forzato e a me ripassano in mente le immagini di noi due che andavamo a correre a Villa Pamphili sotto i fulmini e io che gli raccontavo la storia del figlio di un’amica di mia madre che era morto folgorato e lui che mi diceva di raccontarglielo dopo davanti ad un tè invece io gliene parlavo lì sotto la pioggia e con i tuoni che spezzavano il cielo in mille pezzi e forse c’eravamo solo più noi sotto quel nubifragio quando abbiamo visto quella signora bionda con i capelli lunghi che a noi doveva essere sembrata un’apparizione e anzi più volte poi me la sono sognata e credo che anche Thomas L. fosse rimasto colpito da quella donna che ci era sembrata coraggiosa e infatti credo avesse detto ad un certo punto queste sono le donne che mi piacciono e io avevo sorriso pensando che tra matti ci si capiva bene e ora Thomas L. che era un grande corridore e a volte si faceva su e giù Monte Mario ora sta su una sedia a rotelle inchiodato al pavimento attaccato in un modo o nell’altro alla terra e così riecco apparire nella mia testa tutti quei suoi discorsi sulla natura quelle cose che mi aveva detto una mattina a Sperlonga davanti ad un mare forato dalla pioggia che lui si era tolto le scarpe e aveva incominciato ad accarezzare l’erba con i piedi e diceva bisogna recuperare il rapporto con la natura amico mio e io lo avevo guardato e accidenti a me pure io mi ero tolto le scarpe e avevo incominciato ad accarezzare l’erba e qualcosa sentivo fin da subito nei polmoni nuova aria o forse era l’impressione la suggestione che mi era presa in quel momento in ogni modo Thomas L. tirava spesso discorsi che mi facevano vibrare e non è facile per me adesso mettermi qui a ripetere le cose che mi diceva perché era che lui sapeva trovare il momento giusto per dirle è come se se le portasse dietro da tempo e poi ecco le riversava addosso agli altri come un’onda e dovevi crederci per forza perché gli brillavano gli occhi mentre parlava e una volta eravamo stati ad Ischia da soli avevamo detto alle nostre ragazze che avremmo fatto un viaggio per conto nostro una settimana in un’isola e loro che si facessero pure una settimana da qualche parte e che noi neanche volevamo saperlo dove sarebbero andate ecco proprio così davanti ad una pizza Thomas L. aveva detto fatevi una settimana da qualche parte anche voi nessun problema e così loro si erano guardate come a dire ma guarda questi due bastardi ora ci organizziamo noi un viaggetto da single come ai vecchi tempi e così quando con Thomas L. passeggiavamo al porto di Casamicciola e io gli dicevo cose tipo ma chissà che fanno adesso quelle due oppure speriamo bene lui mi aveva spinto sulla barca che avevamo affittato e ce ne eravamo andati a Vivara e io mi sentivo me stesso più che mai con quel vento di inizio settembre che mi accarezzava i capelli e Thomas L. che scrutava il mare e il cielo e sembrava annunciarmi ad ogni respiro la vita è bella ed ora è lì con lo sguardo fermo e il sorriso tirato e rassicurante a dirmi quasi non preoccuparti ci sto io da questa parte e a vederlo così penso a tutti i suoi progetti e che forse proprio mentre era stato messo sotto stava pensando a qualcosa da fare in futuro magari quel progetto di aprire un locale jazz a San Lorenzo perché era sicuro Roma stava crescendo musicalmente e un giorno sarebbe stata come Berlino che diceva lui era zeppa di locali dove si suonava jazz e poi comunque quando parlava di musica Thomas L. sembrava che parlasse di una cosa tutta sua e magari ti parlava di Ascension e riusciva a farti credere che Coltrane in persona l’avesse suonata per lui per farlo alzare qualche centimetro da terra e ora invece attaccato alla terra deve rimanere e ripenso a quel giorno con lui agli Uffizi che eravamo partiti alla mattina presto da Roma col treno e sedute vicino a noi c’erano delle turiste che venivano dal Marocco e così poi ci eravamo messi a parlare tutto il pezzo da Santa Maria Novella di queste marocchine che ci erano sembrate una rarità tutte vestite come se fossero turiste inglesi e che dal Marocco non vengono solo a fare i venditori o cose del genere ma ci sono anche turisti che vengono dal Marocco a Firenze a vedere il David e magari che erano figlie di diplomatici o gente che aveva fatto i soldi in commerci con l’Italia ma insomma ci aveva fatto piacere vedere quelle turiste e comunque poco dopo eravamo davanti ai capolavori degli Uffizi e Thomas L. sembrava conoscere tutti i corridoi tutte le stanze a memoria come se le avesse viste il giorno prima e poi mi aveva detto che si ricordava tutto dalle scuole medie che aveva avuto una professoressa brava e carina che lo incantava mentre parlava e lui la seguiva passo passo e le sue parole e i suoi movimenti gli si erano attaccati addosso e in quel momento con me gli veniva naturale quasi automatico muoversi come anni prima e sembrava casa sua quel museo così grande e davanti alla Sacra famiglia con San Giovannino di Michelangelo ci siamo fermati quasi un’ora come davanti ad un altare e lui mi aveva detto che era la sua opera che quelli erano i suoi colori e le pieghe dei vestiti dei santi erano le sue pieghe e poi avevamo cenato in un posto carino che si chiama La locanda di Pinocchio dove c’era un cameriere simpaticissimo che si era seduto al nostro tavolo e poi si era mangiato anche una cosa con noi e poi eravamo volati alla stazione per non perdere il treno e me lo ricordo bene ce l’ho davanti agli occhi come correva Thomas L. come si muovevano i suoi capelli e io gli stavo dietro a fatica e ora è fermo su questa sedia e sembra scrutare il mondo da un’altra dimensione e dentro gli occhi non ha più la vita ma la vita cerca di far apparire a me attraverso i suoi occhi e c’è una infermiera molto carina con i capelli legati che entra ed esce e che fa splendere quello schifo di stanza dove siamo così Thomas L. fa un sorriso largo che mi si stampa addosso ed io penso che magari dopo qualche giorno farà colpo sull’infermiera e lei si prenderà cura di lui e avranno anche un figlio e vivranno in qualche modo felici e spero che anche a Thomas L. vengano in mente questi pensieri perché anche se certi pensieri a volte ti fanno perdere il contatto con la realtà ti permettono di continuare a vivere a respirare a sperare e così cala la notte che io e Thomas L. siamo ancora lì uno di fronte all’altro a parlarci ed io vorrei resuscitarlo con le mie mani e portarmelo via da quel posto oppure fermare tutto e tornare indietro da qualche parte dove siamo stati insieme e allora tutto a un tratto mi dice di andare via che vuole dormire e che devo andare dall’infermiera e chiederle come si chiama e invitarla da qualche parte e poi provarci e prendermi cura di lei e fare un figlio perché mi dice proprio così quella ha un sorriso che spacca le tenebre e che mi potrebbe far felice veramente e altre cose e così io con un buco nel cuore lo saluto e vado a cercare l’infermiera per tutto l’ospedale come per tutta la vita ho cercato la felicità così come mi ha insegnato Thomas L.
(Thomas L., flusso di scrittura in evoluzione, è pubblicato in forma ridotta nell'antologia "IO-Scrivo Narrativa" edita da Giulio Perrone Editore)